Colliri cortisonici: quando si usano, rischi e come instillarli correttamente
Questo articolo ha scopo puramente informativo e non sostituisce il parere del medico o del farmacista. Per qualsiasi dubbio sulla tua salute, consulta un professionista sanitario.
I colliri cortisonici (a base di desametasone, prednisolone, fluorometolone o betametasone) sono tra i farmaci oftalmici più prescritti, ma anche tra quelli usati in modo più disinvolto. Interrompere un collirio cortisonico troppo presto non risolve il problema, ma usarlo troppo a lungo o nei casi sbagliati può causare danni seri e irreversibili all'occhio. Questa guida spiega quando i colliri cortisonici servono davvero e quando invece sono controindicati.
Cosa sono i colliri cortisonici e come funzionano
I corticosteroidi topici oculari inibiscono la risposta infiammatoria nell'occhio attraverso diversi meccanismi: bloccano la sintesi delle prostaglandine, riducono la permeabilità vascolare, diminuiscono la migrazione dei leucociti nei tessuti oculari infiammati.
Esistono corticosteroidi topici oculari di diversa penetrazionenella camera anteriore:
- Alta penetrazione: desametasone, prednisolone acetato. Usati per le infiammazioni intraoculari (uveite, cheratite). Richiedono prescrizione e stretto monitoraggio oftalmologico.
- Bassa penetrazione: fluorometolone, rimexolone, loteprednolo. Meno efficaci per le infiammazioni profonde, ma con minor rischio di complicanze (in particolare glaucoma). Usati spesso per le congiuntiviti allergiche severe.
Quando i colliri cortisonici sono indicati
Le principali indicazioni dei corticosteroidi topici oculari:
- Uveite anteriore (iridociclite): infiammazione del segmento anteriore dell'occhio. I colliri cortisonici sono il trattamento di prima linea, spesso in associazione a colliri midriatici per prevenire le sinechie iridee (aderenze tra iride e cristallino).
- Cheratite non infettiva: infiammazione corneale da cause immuni (rigetto di trapianto corneale, cheratite marginale).
- Congiuntivite allergica severa e persistente: quando gli antistaminici topici non sono sufficienti. Di solito si usano corticosteroidi a bassa penetrazione per cicli brevi (1–2 settimane).
- Infiammazione post-chirurgica: dopo cataratta, LASIK, trapianto corneale. Sono praticamente universali nel protocollo post-operatorio.
- Episclerite e sclerite: infiammazione della sclera. L'episclerite risponde bene ai FANS topici e ai corticosteroidi. La sclerite richiede terapia sistemica.
Quando i colliri cortisonici sono controindicati
È fondamentale sapere quando non usarli:
- Congiuntivite batterica acuta: i corticosteroidi sopprimono le difese immunitarie locali e favoriscono la proliferazione batterica. Se c'è secrezione purulenta giallo-verde, il medico prescriverà un antibiotico topico, non un cortisonico.
- Infezione erpetica dell'occhio (cheratite da Herpes simplex):questa è la controindicazione più pericolosa. Il cortisone topico in una cheratite erpetica può causare una perforazione corneale e la perdita della vista. Prima di prescrivere un cortisonico, l'oftalmologo deve escludere una cheratite dendritica (colorazione con fluoresceina).
- Infezioni fungine oculari: il cortisone aggrava le infezioni da Candida, Aspergillus e altri funghi.
- Glaucoma ad angolo stretto non trattato: i colliri cortisonici possono aumentare la pressione intraoculare, precipitando una crisi acuta.
Il rischio di glaucoma cortisonico
Uno degli effetti collaterali più importanti dei colliri cortisonici è l'aumento della pressione intraoculare (PIO), il cosiddetto glaucoma cortisonico. Avviene perché i corticosteroidi riducono il deflusso dell'umore acqueo attraverso la rete trabecolare.
Non tutti rispondono nello stesso modo: circa il 30–40% della popolazione è “responder” ai corticosteroidi oculari (aumento significativo della PIO con uso prolungato). I fattori di rischio sono:
- Glaucoma preesistente o ipertensione oculare
- Familiarità per glaucoma
- Miopia elevata
- Diabete mellito
- Eta' avanzata
Per questo motivo, ogni ciclo di collirio cortisonico superiore a 2 settimane dovrebbe essere monitorato dall'oftalmologo con misurazione della pressione intraoculare.
La cataratta corticosteroidea
L'uso prolungato di colliri cortisonici (mesi o anni) è associato allo sviluppo di cataratta sottocapsulare posteriore. Questo tipo di cataratta è caratteristico dell'uso di corticosteroidi e compare soprattutto con molecole ad alta penetrazione (desametasone) usate per trattamenti cronici come l'uveite ricorrente.
Con i corticosteroidi a bassa penetrazione (fluorometolone) usati per periodi brevi, il rischio è molto ridotto.
Come si mettono correttamente i colliri
La tecnica di instillazione è importante per massimizzare l'efficacia e minimizzare l'assorbimento sistemico (anche i colliri hanno effetti sistemici se assorbiti attraverso il dotto nasolacrimale):
- Lavare le mani prima dell'applicazione.
- Tirare delicatamente la palpebra inferiore con l'indice per creare una tasca congiuntivale. Instillare 1 goccia nella tasca.
- Chiudere l'occhio dolcemente e premere con il dito l'angolo interno (punta del naso) per 1–2 minuti: questo comprime il punto lacrimale e riduce il drenaggio nel dotto nasolacrimale, riducendo l'assorbimento sistemico fino al 40%.
- Non toccare la punta del flacone con l'occhio o le ciglia: rischio di contaminazione.
- Se si usano più colliri, aspettare almeno 5 minuti tra un'instillazione e l'altra.
Durata del trattamento e sospensione
I colliri cortisonici non vanno sospesi di colpo dopo trattamenti prolungati: una sospensione brusca può causare un rimbalzo infiammatorio. La scalata della dose (ad esempio da 4 volte al giorno a 3, poi 2, poi 1 alla settimana) va eseguita secondo le indicazioni dell'oftalmologo.
Per approfondire l'uso corretto del cortisone in generale, leggi la guida sul cortisone: a cosa serve e come funziona.
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Conclusione
I colliri cortisonici sono farmaci potenti e indispensabili nelle giuste indicazioni — uveiti, infiammazioni post-chirurgiche, allergie oculari severe — ma non vanno mai usati in automedicazione. La controindicazione assoluta è la cheratite erpetica: in quel caso il cortisone può causare la perdita della vista. E ogni ciclo prolungato richiede il monitoraggio della pressione intraoculare per intercettare tempestivamente il glaucoma cortisonico.
Domande frequenti
Quando si usa il collirio cortisonico?
Le indicazioni principali sono: uveite anteriore, infiammazione post-chirurgica (cataratta, LASIK), congiuntivite allergica grave non responsiva agli antistaminici, cheratite immuno-mediata. Non va usato in automedicazione.
Il collirio cortisonico può causare glaucoma?
Sì. I corticosteroidi topici oculari riducono il deflusso dell'umore acqueo e possono aumentare la pressione intraoculare (glaucoma cortisonico) nel 30-40% dei pazienti. Ogni ciclo superiore a 2 settimane richiede monitoraggio della pressione oculare.
Perché il collirio cortisonico è controindicato nella cheratite erpetica?
Perché il cortisone sopprime le difese immunitarie locali che contengono il virus herpes. In una cheratite dendritica (da HSV), il cortisone permette la replicazione virale incontrollata, rischiando una perforazione corneale e la perdita della vista.