Depressione: come funzionano gli antidepressivi e quando prenderli
Questo articolo ha scopo puramente informativo e non sostituisce il parere del medico o del farmacista. Per qualsiasi dubbio sulla tua salute, consulta un professionista sanitario.
La depressione è una delle malattie più diffuse e più invalidanti al mondo. In Italia si stima che colpisca circa 3 milioni di persone, eppure rimane fortemente stigmatizzata e sottotrattata. Molti la confondono con la tristezza passeggera, altri rifiutano i farmaci per paura o disinformazione. Questa guida spiega come funzionano gli antidepressivi, quando sono necessari e cosa aspettarsi dalla terapia.
Depressione: non è solo tristezza
Il disturbo depressivo maggiore è molto di più di un periodo di tristezza. Per fare diagnosi è necessario che per almeno due settimane siano presenti almeno 5 di questi sintomi:
- Umore depresso per la maggior parte del giorno
- Perdita di interesse o piacere in quasi tutte le attività
- Significativa perdita o aumento di peso
- Insonnia o ipersonnia
- Agitazione o rallentamento psicomotorio
- Affaticamento o perdita di energia
- Senso di inutilità o senso di colpa eccessivo
- Difficoltà a concentrarsi o a prendere decisioni
- Pensieri ricorrenti di morte o ideazione suicidaria
La depressione ha una base neurobiologica: alterazioni nei sistemi della serotonina, noradrenalina, dopamina e nella neuroplasticità cerebrale. Non è una scelta, non è debolezza: è una malattia che risponde alla terapia.
Come funzionano gli antidepressivi
Gli antidepressivi moderni agiscono principalmente modulando la trasmissione sinaptica dei neurotrasmettitori chiave. Non “rendono felici”, non creano euforia, non cambiano la personalità: ripristinano il funzionamento normale del cervello.
SSRI: la prima scelta
Gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina(SSRI) sono i farmaci di prima linea per la depressione. I più prescritti in Italia:
- Escitalopram: spesso considerato il più tollerato e specifico tra gli SSRI.
- Sertralina: efficace su depressione, ansia e PTSD; indicata anche in gravidanza quando necessario.
- Fluoxetina: la più longeva (in commercio dal 1987); lunga emivita, utile per chi tende a saltare le dosi.
- Paroxetina: efficace ma più effetti collaterali sulla sospensione.
- Citalopram: efficace, ma attenzione al prolungamento del QT a dosi elevate (rilevante per anziani).
SNRI
Gli inibitori della ricaptazione di serotonina e noradrenalina(venlafaxina, duloxetina, desvenlafaxina) sono utili soprattutto quando alla depressione si associano dolore cronico o ansia significativa. Vedi la guida su ansia e ansiolitici.
Mirtazapina
Ha un meccanismo diverso dagli SSRI: blocca i recettori alfa-2 e H1. Effetto sedativo importante, utile in chi ha insonnia severa o ha perso molto peso. Può causare aumento di appetito e peso.
Bupropione
Inibisce la ricaptazione di dopamina e noradrenalina. Non causa aumento di peso, non ha effetti sulla sfera sessuale (a differenza degli SSRI). Utile anche per smettere di fumare. Abbassa la soglia convulsiva: controindicato in chi ha storia di epilessia o bulimia.
Antidepressivi triciclici (TCA)
Amitriptilina, clomipramina: efficaci ma con più effetti collaterali (secchezza delle fauci, stitichezza, ritenzione urinaria, sedazione). Oggi usati meno come prima scelta, ma utili nel dolore cronico e nella depressione refrattaria. Pericolosi in sovradosaggio.
Cosa aspettarsi dalla terapia
È fondamentale avere aspettative realistiche:
- I primi effetti si vedono dopo 2-4 settimane: gli antidepressivi non agiscono come un analgesico. Il cervello deve adattarsi. Nelle prime settimane si possono avere effetti collaterali (nausea, insonnia, ansia iniziale) prima dei benefici.
- Effetto completo in 6-8 settimane: solo dopo questo periodo si può valutare se il farmaco funziona.
- La terapia va mantenuta almeno 6-12 mesi dopo la remissione dei sintomi per ridurre il rischio di ricaduta. Chi ha avuto più episodi può aver bisogno di una terapia più lunga.
- Non interrompere mai bruscamente: la sospensione brusca degli SSRI (specialmente paroxetina) può causare una sindrome da sospensione (capogiri, “shock elettrici”, irritabilità, nausea). La riduzione deve essere graduale.
Effetti collaterali comuni
- Gastrointestinali (nausea, diarrea): frequenti all'inizio, quasi sempre si risolvono entro 1-2 settimane. Assumere il farmaco con il pasto aiuta.
- Insonnia o sonnolenza: dipende dal farmaco. La fluoxetina tende ad attivare; la mirtazapina a sedare.
- Disfunzione sessuale (riduzione della libido, difficoltà all'orgasmo): comune con SSRI, meno con bupropione e mirtazapina.
- Aumento di peso: più comune con mirtazapina e paroxetina; meno con sertralina, fluoxetina e bupropione.
- Sudorazione notturna.
Gli effetti collaterali vanno comunicati al medico, che potrà aggiustare la dose o cambiare farmaco.
Antidepressivi e alcol
L'alcol è un depressore del sistema nervoso centrale e peggiora la depressione. Combinato con gli antidepressivi, può aumentare la sedazione e ridurre l'efficacia del farmaco. È meglio evitarlo durante la terapia. Leggi la guida sulle combinazioni pericolose tra farmaci e alcol.
Farmaci e psicoterapia: insieme funzionano meglio
Le linee guida internazionali raccomandano la combinazione di farmaci e psicoterapia (in particolare la TCC, terapia cognitivo-comportamentale) per la depressione moderata-grave. I farmaci riducono i sintomi più rapidamente; la psicoterapia lavora sulle cause e sulle strategie di coping, con risultati più duraturi nel tempo.
Quando cercare aiuto urgente
Se tu o qualcuno vicino a te ha pensieri suicidari o di farsi del male, chiama il 112 o vai al pronto soccorso. In Italia esiste anche il Telefono Amico (02.2327 2327) e il Telefono Azzurro (19696) per i minori.
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Conclusione
Gli antidepressivi sono farmaci sicuri ed efficaci per il disturbo depressivo maggiore. Non creano dipendenza nel senso classico del termine, non cambiano la personalità e, usati correttamente, permettono di tornare a vivere pienamente. La chiave è la pazienza nelle prime settimane e la continuità della terapia. Non isolarti: parla con il tuo medico di base o con uno psichiatra. Chiedere aiuto non è debolezza; è il primo passo verso la guarigione.