Fermenti lattici e probiotici: quando servono davvero
Questo articolo ha scopo puramente informativo e non sostituisce il parere del medico o del farmacista. Per qualsiasi dubbio sulla tua salute, consulta un professionista sanitario.
Fermenti lattici, probiotici, prebiotici: il reparto integratori della farmacia trabocca di prodotti per l'intestino e la pubblicità promette miracoli. Ma servono davvero? E se sì, quando? La risposta è meno semplice di quanto vorrebbero farti credere.
In questa guida facciamo chiarezza su cosa sono realmente i fermenti lattici, quando hanno un beneficio dimostrato, quando sono soldi sprecati e come scegliere il prodotto giusto per la tua situazione.
Probiotici, prebiotici e fermenti lattici: le differenze
Iniziamo dalle definizioni, perché spesso si confondono termini molto diversi:
- Probiotici: microrganismi vivi (batteri o lieviti) che, assunti in quantità adeguata, apportano un beneficio alla salute dell'ospite. Non tutti i batteri sono probiotici: devono essere di ceppi specifici, vivi e in numero sufficiente (almeno 1 miliardo di UFC per dose).
- Prebiotici: fibre alimentari non digeribili che nutrono i batteri buoni già presenti nel tuo intestino. In pratica, sono il “cibo” per il microbiota. Esempi: inulina, FOS (frutto-oligosaccaridi), GOS (galatto-oligosaccaridi).
- Fermenti lattici: termine generico e un po' impreciso usato in Italia per indicare batteri che producono acido lattico. Non tutti i fermenti lattici sono probiotici — solo quelli che hanno dimostrato benefici in studi clinici.
- Simbiotici: prodotti che combinano probiotici e prebiotici nella stessa formulazione.
La differenza è importante: comprare un prodotto con “fermenti lattici” generici non garantisce alcun beneficio. Quello che conta è il ceppo specifico e la quantità di batteri vivi. Ed è bene ricordare la differenza tra farmaco e integratore: i probiotici sono integratori, non farmaci, e le regole che li governano sono diverse.
Quando i probiotici servono davvero
La ricerca scientifica ha individuato alcune situazioni in cui i probiotici hanno un beneficio dimostrato:
- Durante e dopo la terapia antibiotica: questo è il caso più solido. Gli antibiotici uccidono sia i batteri cattivi sia quelli buoni, alterando la flora intestinale. Il Saccharomyces boulardii e il Lactobacillus rhamnosus GG hanno dimostrato di ridurre il rischio di diarrea associata ad antibiotici del 40-60%.
- Diarrea acuta infettiva: soprattutto nei bambini, alcuni ceppi (Lactobacillus rhamnosus GG, Saccharomyces boulardii) possono ridurre la durata della diarrea di circa un giorno.
- Sindrome dell'intestino irritabile (IBS): alcuni ceppi specifici (Bifidobacterium infantis 35624, Lactobacillus plantarum 299v) hanno mostrato benefici su gonfiore e dolore addominale. Non tutti i probiotici funzionano per l'IBS.
- Prevenzione della diarrea del viaggiatore: evidenze moderate suggeriscono che iniziare i probiotici qualche giorno prima della partenza può ridurre il rischio.
- Coliche del neonato: il Lactobacillus reuteri DSM 17938 ha mostrato risultati promettenti nei neonati allattati al seno.
Quando i probiotici sono inutili
Ecco le situazioni in cui comprare probiotici è probabilmente uno spreco di soldi:
- “Per rinforzare le difese immunitarie”: lo slogan più usato e meno supportato. In persone sane con un'alimentazione equilibrata, non ci sono prove che i probiotici potenzino il sistema immunitario in modo clinicamente rilevante.
- “Per disintossicarsi”: il concetto stesso di “detox” intestinale non ha basi scientifiche. Il fegato e i reni si occupano già della depurazione.
- Per dimagrire: nonostante alcune ricerche preliminari sul legame microbiota-peso, nessun probiotico in commercio fa dimagrire.
- Yogurt “con fermenti vivi”: lo yogurt è un alimento sano, ma i batteri presenti sono in quantità e ceppi molto diversi da un vero integratore probiotico. Mangiare yogurt va bene per la salute, ma non è una terapia.
- Uso generico “perché fanno bene”: senza un'indicazione specifica, assumere probiotici quotidianamente per mesi non ha un rapporto costi-benefici favorevole.
Il consiglio è di risparmiare sui farmaci evitando acquisti inutili e investendo solo in prodotti con un'indicazione reale.
Come scegliere il probiotico giusto
Se hai un motivo valido per assumere un probiotico, ecco cosa guardare sull'etichetta:
- Ceppo specifico: non basta “Lactobacillus acidophilus”. Serve il nome completo con il codice del ceppo (es. Lactobacillus rhamnosus GG). Ceppi diversi della stessa specie hanno effetti diversi.
- Quantità di UFC: almeno 1 miliardo di UFC (Unità Formanti Colonie) per dose. Prodotti con cifre inferiori difficilmente hanno un effetto.
- Garanzia alla scadenza: il numero di UFC deve essere garantito alla data di scadenza, non alla data di produzione. I batteri muoiono col tempo.
- Conservazione: alcuni probiotici vanno conservati in frigorifero, altri sono stabili a temperatura ambiente. Controllalo prima dell'acquisto.
- Studi clinici: i ceppi migliori hanno alle spalle studi clinici pubblicati su riviste scientifiche. Chiedi al farmacista.
Le fonti alimentari di probiotici e prebiotici
Prima di correre in farmacia, ricorda che molti alimenti contengono naturalmente batteri benefici o fibre prebiotiche:
- Alimenti fermentati (probiotici naturali): yogurt, kefir, crauti non pastorizzati, kimchi, miso, kombucha, tempeh.
- Alimenti ricchi di fibre prebiotiche: aglio, cipolla, porri, asparagi, banane (soprattutto acerbe), avena, cicoria.
Una dieta varia e ricca di fibre è il modo migliore per mantenere un microbiota sano. Gli integratori servono in situazioni specifiche, non come sostituto di una buona alimentazione.
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Conclusione
I probiotici non sono la soluzione a tutti i problemi intestinali, ma in alcune situazioni specifiche possono fare una differenza reale. La chiave è scegliere il ceppo giusto per il problema giusto, nella dose giusta e per il tempo giusto. Per tutto il resto, un'alimentazione equilibrata resta la strategia migliore per la salute del tuo intestino.