Gastroprotettore: quando serve davvero e quando è inutile
Questo articolo ha scopo puramente informativo e non sostituisce il parere del medico o del farmacista. Per qualsiasi dubbio sulla tua salute, consulta un professionista sanitario.
L'Italia è il Paese europeo che consuma più gastroprotettori. L'omeprazolo, il pantoprazolo e il lansoprazolo sono tra i farmaci più venduti in assoluto nelle nostre farmacie. Ma nella grande maggioranza dei casi, il gastroprotettore non serve. Peggio: usarlo quando non è indicato può causare problemi seri.
In questa guida vediamo quando il gastroprotettore è davvero necessario, quando è inutile, quali sono i rischi dell'uso prolungato e quali alternative esistono.
Cosa sono gli inibitori di pompa protonica (IPP)
I gastroprotettori più comuni appartengono alla classe degli inibitori di pompa protonica (IPP). Funzionano bloccando le “pompe” nelle cellule dello stomaco che producono acido cloridrico. Il risultato è una drastica riduzione dell'acidità gastrica.
I principi attivi più comuni sono:
- Omeprazolo (Antra, Mepral, Omeprazen)
- Pantoprazolo (Pantecta, Pantorc)
- Lansoprazolo (Lansox)
- Esomeprazolo (Nexium, Lucen)
- Rabeprazolo (Pariet)
Sono farmaci molto efficaci nel ridurre l'acido, ma il problema è che vengono prescritti e assunti con troppa facilità, spesso senza una reale indicazione.
Quando il gastroprotettore serve davvero
Le indicazioni scientificamente validate per l'uso degli IPP sono poche e precise:
- Malattia da reflusso gastroesofageo (GERD): bruciore retrosternale cronico, rigurgito acido frequente. Ma attenzione: anche per il reflusso, la terapia dovrebbe essere limitata nel tempo (4-8 settimane) e poi rivalutata.
- Ulcera gastrica o duodenale: diagnosi confermata con gastroscopia. La terapia dura in genere 4-8 settimane.
- Eradicazione dell'Helicobacter pylori: gli IPP fanno parte dello schema terapeutico insieme a due antibiotici.
- Uso prolungato di FANS in pazienti a rischio: questa è l'indicazione più fraintesa. Il gastroprotettore serve solo se prendi FANS (ibuprofene, naprossene, diclofenac) in modo continuativo e hai fattori di rischio: età superiore a 65 anni, storia di ulcera, uso contemporaneo di anticoagulanti o cortisonici.
- Sindrome di Zollinger-Ellison: rara condizione di ipersecrezione acida.
Quando il gastroprotettore NON serve
Ecco le situazioni in cui l'IPP viene usato senza motivo, e sono la maggioranza:
- “Per proteggere lo stomaco dagli altri farmaci”: la credenza più diffusa e sbagliata. Non tutti i farmaci danneggiano lo stomaco. Antibiotici, antidepressivi, antipertensivi, paracetamolo: nessuno di questi richiede un gastroprotettore.
- Con il paracetamolo: la Tachipirina non è un FANS, non irrita lo stomaco, non richiede protezione gastrica.
- Con gli antibiotici: gli antibiotici possono dare disturbi gastrici, ma gli IPP non li prevengono. Per quello servono i probiotici.
- Con qualsiasi farmaco assunto per pochi giorni: anche i FANS, se presi per 3-5 giorni in una persona sana e giovane, non richiedono gastroprotezione.
- “Perché prendo tante medicine”: il numero di farmaci assunti non è un'indicazione. Conta il tipo di farmaco e i fattori di rischio individuali.
Questo è uno degli errori più comuni con i farmaci che si commettono in Italia: aggiungere un gastroprotettore “per sicurezza” quando non c'è alcuna indicazione.
I rischi dell'uso prolungato
Gli IPP sono sicuri per cicli brevi (4-8 settimane). Il problema è che milioni di italiani li assumono per mesi o anni senza controlli. L'uso prolungato è associato a:
- Ridotto assorbimento di magnesio: con rischio di crampi, aritmie e debolezza muscolare.
- Ridotto assorbimento di calcio: con aumento del rischio di fratture ossee, soprattutto in persone anziane.
- Ridotto assorbimento di vitamina B12: con possibile anemia e neuropatia.
- Aumento del rischio di infezioni intestinali: l'acido gastrico è una barriera naturale contro i batteri. Riducendolo, si è più esposti a infezioni come il Clostridium difficile.
- Effetto rebound: smettere di colpo dopo un uso prolungato può causare un'ipersecrezione acida temporanea, con sintomi peggiori di prima. Questo porta molti pazienti a ricominciare, creando un circolo vizioso.
- Possibile aumento del rischio di demenza e malattie renali: dati ancora preliminari ma preoccupanti.
Come smettere e alternative naturali
Se assumi un IPP da tempo senza una chiara indicazione, parla con il tuo medico per una riduzione graduale. Non smettere di colpo per evitare l'effetto rebound. Il protocollo tipico prevede:
- Dimezzare la dose per 2-4 settimane
- Passare a giorni alterni per altre 2-4 settimane
- Sospendere e valutare i sintomi
Per il bruciore occasionale, prima di ricorrere agli IPP prova:
- Antiacidi (idrossido di alluminio e magnesio): neutralizzano l'acido già prodotto, senza bloccarne la produzione. Fanno parte dei farmaci da banco acquistabili senza ricetta.
- Alginati (Gaviscon): creano una barriera meccanica sopra il contenuto gastrico.
- Modifiche allo stile di vita: non mangiare nelle 3 ore prima di coricarsi, sollevare la testata del letto, evitare cibi grassi, alcol, caffè, cioccolato e menta.
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Conclusione
Il gastroprotettore è un farmaco utile in situazioni specifiche, ma in Italia ne abusiamo enormemente. Se lo prendi “per protezione” senza una vera indicazione, parla con il tuo medico: potresti scoprire che non ti serve e che smettere è la scelta più sana. Lo stomaco ha bisogno del suo acido: è là per un motivo.