Sertralina vs Paroxetina: differenze tra due SSRI comuni
Questo articolo ha scopo puramente informativo e non sostituisce il parere del medico o del farmacista. Per qualsiasi dubbio sulla tua salute, consulta un professionista sanitario.
“Il medico mi ha prescritto la sertralina, ma mia sorella prende la paroxetina per lo stesso problema: sono la stessa cosa?” È una domanda frequentissima. Sertralina, paroxetina e fluoxetina appartengono tutti alla stessa classe — gli SSRI (inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina) — ma non sono intercambiabili. Hanno profili di tollerabilità, interazioni e indicazioni diverse che il medico valuta caso per caso.
Cosa sono gli SSRI e come funzionano
Gli SSRI bloccano il trasportatore della serotonina (SERT) nel cervello, impedendo il riassorbimento del neurotrasmettitore nella sinapsi. Il risultato è più serotonina disponibile, con effetti antidepressivi e ansiolitici che compaiono dopo 2–4 settimane di trattamento continuativo.
Tutti gli SSRI condividono questo meccanismo di base, ma differiscono per:
- Emivita (quanto a lungo restano attivi nell'organismo)
- Inibizione degli enzimi epatici (CYP450) e interazioni farmacologiche
- Effetti anticolinergici (secchezza delle fauci, stitichezza, ritenzione urinaria)
- Indicazioni approvate (depressione, ansia, DOC, PTSD, bulimia…)
- Difficoltà di sospensione
Sertralina (Zoloft)
La sertralina è spesso considerata l'SSRI di prima scelta per la depressione e i disturbi d'ansia grazie al profilo favorevole di sicurezza e al basso impatto sugli enzimi epatici. Punti chiave:
- Indicazioni principali: depressione maggiore, disturbo di panico, fobia sociale, PTSD, DOC, disturbo d'ansia generalizzata.
- Emivita: circa 26 ore. Dose singola giornaliera.
- Interazioni: bassa inibizione di CYP2D6; meno interazioni rispetto a fluoxetina e paroxetina. È più sicura nei pazienti che prendono altri farmaci.
- Effetti collaterali più comuni: diarrea, nausea nelle prime settimane, insonnia iniziale, disfunzioni sessuali.
- Sospensione: discreta sindrome da discontinuazione, ma migliore della paroxetina.
Paroxetina (Seroxat, Eutimil)
La paroxetina è il più potente inibitore della ricaptazione della serotonina tra gli SSRI, con in più un effetto anticolinergico e di blocco della noradrenalina. Questo la rende particolarmente efficace per l'ansia acuta, ma anche responsabile di più effetti indesiderati.
- Indicazioni principali: disturbo di panico, fobia sociale, DOC, disturbo d'ansia generalizzata, PTSD, depressione.
- Emivita: circa 21 ore, ma accumulo variabile. Dose unica al giorno, preferibilmente la sera.
- Interazioni: forte inibitore di CYP2D6. Attenzione con tamoxifene (riduce l'efficacia), tramadolo, antiaritmici, antipsicotici metabolizzati dalla stessa via.
- Effetti collaterali distintivi: sonnolenza, aumento di peso (più degli altri SSRI), secchezza delle fauci, stitichezza, disfunzioni sessuali marcate.
- Sospensione: la più difficile tra gli SSRI. La sindrome da discontinuazione (“brain zaps”, irritabilità, vertigini) può essere intensa. Va scalata molto gradualmente.
Fluoxetina (Prozac)
La fluoxetina è il più vecchio degli SSRI (in uso dal 1987) e ha un'emivita eccezionalmente lunga, che la rende unica nel suo genere.
- Emivita: 1–4 giorni per la fluoxetina stessa, ma il suo metabolita attivo (norfluoxetina) ha un'emivita di 4–16 giorni. Questo significa che anche dopo la sospensione il farmaco resta attivo per settimane.
- Vantaggio: la sindrome da discontinuazione è praticamente assente proprio grazie all'emivita lunghissima. Il farmaco si “scala da solo”.
- Indicazioni: depressione, bulimia nervosa, DOC, disturbo di panico. È l'unico SSRI approvato nei bambini e adolescenti con depressione.
- Interazioni: potente inibitore di CYP2D6 e CYP2C9. Attenzione con molti farmaci cardiovascolari e antidolorifici.
- Effetti collaterali: insonnia, agitazione, perdita di appetito (a differenza della paroxetina). Più attivante.
Tabella di confronto rapido
- Prima scelta per depressione/ansia generalizzata: sertralina (miglior profilo rischio/beneficio)
- Miglior scelta se si teme la sospensione: fluoxetina (si sospende più facilmente)
- Miglior scelta per DOC e panico severo: paroxetina (ma gestire il peso e le interazioni)
- Da evitare con tamoxifene: paroxetina e fluoxetina (inibiscono CYP2D6 con cui tamoxifene viene attivato)
- In gravidanza: sertralina ha il più ampio profilo di sicurezza documentato (mai sospendere autonomamente)
Effetti collaterali comuni a tutti gli SSRI
Indipendentemente dal farmaco scelto, i primi 2–4 settimane possono portare:
- Nausea (spesso passa prendendo il farmaco a stomaco pieno)
- Agitazione e insonnia iniziale (il cervello si adatta alla serotonina in eccesso)
- Aumento transitorio dell'ansia: paradossalmente frequente nelle prime 1–2 settimane; è normale e non significa che il farmaco non funziona
- Disfunzioni sessuali (riduzione del desiderio, ritardo dell'orgasmo)
- Raramente: sindrome serotoninergica (se associati ad altri farmaci serotoninergici come tramadolo, triptani, IMAO)
Per approfondire le interazioni, leggi la guida sulle interazioni tra farmaci e alimenti e sui rischi degli integratori che interagiscono con i farmaci.
Non cambiare o sospendere mai da solo
È fondamentale non sospendere un SSRI bruscamente senza consultare il medico. La riduzione deve essere graduale, spalmata su settimane o mesi a seconda del farmaco, della durata del trattamento e della risposta individuale. Sospendere di punto in bianco può causare una sindrome da discontinuazione (vertigini, “brain zaps”, nausea, irritabilità) spesso scambiata erroneamente per una “dipendenza”.
Gestisci i farmaci di casa con FarmaStock
Scansiona il barcode, leggi la scadenza con l'OCR e ricevi notifiche prima che i farmaci scadano. Gratis, senza account.
Gratis · Nessun account richiesto
Conclusione
Sertralina, paroxetina e fluoxetina hanno lo stesso meccanismo ma caratteristiche molto diverse. La scelta dipende dall'indicazione specifica, dagli altri farmaci assunti, dall'eventuale gravidanza e dalla propensione individuale agli effetti collaterali. Il medico prescrivente conosce il profilo di ciascun paziente: non cambiare farmaco o dosaggio senza consultarlo.