Sonniferi: rischi, dipendenza e alternative più sicure
Questo articolo ha scopo puramente informativo e non sostituisce il parere del medico o del farmacista. Per qualsiasi dubbio sulla tua salute, consulta un professionista sanitario.
L'insonnia colpisce circa un terzo della popolazione italiana in modo occasionale e il 10-15% in forma cronica. Non sorprende che i sonniferi siano tra i farmaci più prescritti e venduti nel nostro paese. Ma quali sono i rischi reali? Quando è giusto usarli? E ci sono alternative efficaci prima di ricorrere ai farmaci?
Tipi di sonniferi: non tutti uguali
La parola “sonnifero” indica una categoria eterogenea di farmaci con meccanismi d'azione e profili di rischio molto diversi:
Benzodiazepine (triazolam, nitrazepam, temazepam)
Farmaci storici per l'insonnia. Agiscono potenziando il GABA, il principale neurotrasmettitore inibitore del cervello. Sono efficaci a breve termine ma hanno problemi importanti:
- Dipendenza fisica e psicologica: dopo poche settimane di uso continuativo, il corpo si adatta e è difficile smettere senza rimbalzo dell'insonnia (rebound insomnia).
- Tolleranza: la dose deve essere aumentata per ottenere lo stesso effetto.
- Effetti residui: sonnolenza diurna, difficoltà cognitive, riduzione dei riflessi (pericoloso per la guida).
- Interazione pericolosa con l'alcol: può causare depressione respiratoria grave.
- Negli anziani: aumento del rischio di cadute e fratture.
Sono farmaci da usare solo per periodi brevi (massimo 2-4 settimane) e con indicazione medica precisa.
Farmaci Z (zolpidem, zopiclone, zaleplon)
Chiamati “farmaci Z” perché tutti iniziano con la Z. Agiscono sullo stesso recettore delle benzodiazepine ma in modo più selettivo. In teoria dovrebbero avere meno effetti collaterali, ma in pratica il profilo di rischio è simile:
- Dipendenza e tolleranza dopo uso prolungato
- Comportamenti notturni anomali (sonnambulismo, mangiare di notte senza ricordarlo): effetto raro ma documentato con lo zolpidem
- Effetti residui al mattino
- Lo zolpidem (Stilnox) è soggetto a ricetta e non ripetibile in Italia
Antistaminici sedativi (difenidramina, doxilamina)
Presenti in molti prodotti da banco per il sonno. Causano sonnolenza come effetto collaterale del loro meccanismo antistaminico. Usati occasionalmente sono relativamente sicuri, ma:
- Sviluppano tolleranza molto rapidamente (già dopo 3-4 notti)
- Effetti anticolinergici (bocca secca, confusione, ritenzione urinaria): particolarmente problematici negli anziani
- Non raccomandati per l'uso cronico dalle principali linee guida
Antidepressivi sedativi a basse dosi
Farmaci come la mirtazapina, il trazodone e l'amitriptilina sono usati off-label per l'insonnia. Non creano dipendenza nel senso classico, ma richiedono prescrizione e hanno effetti collaterali specifici. Utili soprattutto quando l'insonnia è associata a depressione o ansia.
Ramelteon e lemborexant
Farmaci più recenti con meccanismi diversi (agonista del recettore della melatonina il primo; antagonista degli orexina il secondo). Hanno minori rischi di dipendenza rispetto alle benzodiazepine ma sono meno disponibili e più costosi.
Melatonina: non è un sonnifero
La melatonina non è tecnicamente un sonnifero: non induce sonno direttamente ma regola il ritmo circadiano. È utile soprattutto per il jet lag e per anticipare o posticipare l'orario del sonno. Per l'insonnia cronica ha efficacia limitata. Per saperne di più, leggi la guida su quando prendere la melatonina.
Il problema dell'insonnia cronica
L'insonnia cronica (che dura più di 3 mesi) non si cura con i sonniferi. I farmaci sono una soluzione temporanea per l'insonnia acuta (stress, lutto, viaggio), non per quella cronica. Usarli per mesi o anni crea dipendenza senza risolvere il problema di fondo.
Le linee guida internazionali indicano come prima scelta per l'insonnia cronica la terapia cognitivo-comportamentale per l'insonnia (CBT-I), non i farmaci. La CBT-I è più efficace dei sonniferi a lungo termine e senza effetti collaterali.
Alternative ai sonniferi: cosa funziona
Igiene del sonno
Il set di comportamenti che favoriscono il sonno. I più importanti:
- Orari fissi di andare a letto e svegliarsi (anche nel weekend)
- Camera buia, fresca (18-20°C) e silenziosa
- Niente schermi luminosi nelle 2 ore prima di dormire
- Evitare caffeina dopo le 14-15
- Evitare l'alcol come “aiuto per dormire”: migliora l'addormentamento ma peggiora la qualità del sonno nella seconda parte della notte
- Attività fisica regolare (non nelle 3 ore prima di dormire)
Tecniche di rilassamento
- Respirazione diaframmatica lenta (4-7-8: inspira 4 sec, trattieni 7, espira 8)
- Progressive muscle relaxation
- Meditazione mindfulness
- App di white noise o suoni della natura
Restrizione del sonno (paradossalmente efficace)
Una delle tecniche più efficaci della CBT-I: restare a letto solo per il tempo effettivamente dormito, aumentando progressivamente. Sembra controintuitivo, ma crea una “pressione del sonno” che migliora la qualità globale.
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Conclusione
I sonniferi hanno un ruolo nella gestione dell'insonnia acuta e occasionale, ma non sono la soluzione per l'insonnia cronica. I rischi di dipendenza, tolleranza e effetti collaterali sono reali e sottovalutati, specialmente negli anziani. Prima di chiedere un sonnifero, prova a migliorare l'igiene del sonno e, se il problema persiste, considera la CBT-I. Se ti vengono prescritti dei farmaci, usali per il minimo tempo necessario.