Vitamina D: carenza, sintomi e quando integrarla

Questo articolo ha scopo puramente informativo e non sostituisce il parere del medico o del farmacista. Per qualsiasi dubbio sulla tua salute, consulta un professionista sanitario.

“Il mio medico mi ha prescritto la vitamina D: quanto ne prendo?” “Ho letto che quasi tutti gli italiani ne sono carenti: dovrei integrarla anche io?” La vitamina D è uno degli integratori più prescritti e più discussi degli ultimi anni. Ma tra chi la prende in eccesso e chi non la prende quando servirebbe, la confusione regna sovrana.

Cos'è la vitamina D e perché è importante

La vitamina D è in realtà un ormone che il corpo produce esponendosi al sole (raggi UVB). Svolge ruoli fondamentali:

  • Ossa: favorisce l'assorbimento del calcio e del fosforo, fondamentali per la densità ossea. La carenza grave causa rachitismo nei bambini e osteomalacia negli adulti.
  • Sistema immunitario: modula la risposta immunitaria. Bassi livelli sono associati a maggiore suscettibilità alle infezioni respiratorie.
  • Muscoli: la carenza causa debolezza muscolare e aumenta il rischio di cadute negli anziani.
  • Umore: alcuni studi associano bassi livelli di vitamina D a depressione, anche se il nesso causale non è ancora definitivamente provato.

Carenza di vitamina D: quanto è diffusa in Italia?

Nonostante l'Italia sia un paese soleggiato, la carenza di vitamina D è sorprendentemente comune. Studi mostrano che oltre il 70% degli italiani ha livelli subottimali, specialmente in inverno e in primavera.

Le cause principali:

  • Passare la maggior parte del tempo in ambienti chiusi (ufficio, casa)
  • Uso di protezione solare elevata (necessaria per prevenire il cancro della pelle, ma che riduce la produzione di vitamina D)
  • Dieta povera di alimenti ricchi di vitamina D (pesce grasso, tuorlo d'uovo, latticini arricchiti)
  • Obesità: la vitamina D è liposolubile e si accumula nel tessuto adiposo, rendendola meno disponibile
  • Età avanzata: la sintesi cutanea diventa meno efficiente
  • Pelle scura: la melanina riduce la sintesi di vitamina D dal sole

Sintomi della carenza

La carenza lieve è spesso asintomatica. Quando i livelli scendono significativamente, possono comparire:

  • Dolori ossei, soprattutto alla schiena, anche e gambe
  • Debolezza muscolare e affaticamento
  • Maggiore frequenza di infezioni (raffreddori, influenza)
  • Depressione o umore basso, specialmente in inverno
  • Difficoltà di guarigione delle ferite
  • Perdita di capelli (nei casi gravi)

Attenzione: questi sintomi sono aspecifici e possono avere molte altre cause. L'unico modo per diagnosticare una carenza di vitamina D è un esame del sangue (25-OH vitamina D).

Valori di riferimento

  • Carenza grave: < 10 ng/mL — rischio di rachitismo/osteomalacia
  • Carenza: 10–20 ng/mL
  • Insufficienza: 20–30 ng/mL
  • Livello ottimale: 30–60 ng/mL
  • Tossicità: > 100–150 ng/mL (raro, solo con integrazione massiva prolungata)

Quanto integrare e in che forma

Le linee guida variano, ma come riferimento generale per adulti sani:

  • Mantenimento (livelli normali): 800–1000 UI/die
  • Insufficienza lieve: 1500–2000 UI/die
  • Carenza moderata-grave: il medico prescrive dosi settimanali o mensili più alte (es. 25.000–50.000 UI settimanali per alcune settimane)

La vitamina D3 (colecalciferolo) è la forma preferita rispetto alla D2 (ergocalciferolo), perché è più efficace nell'aumentare i livelli ematici.

Viene assorbita meglio se presa con un pasto che contenga grassi (pesce, olio, formaggio) perché è una vitamina liposolubile. Controlla sempre come il cibo interagisce con i farmaci e gli integratori.

Si può prendere troppa vitamina D?

Sì, ma è difficile. L'intossicazione da vitamina D (ipervitaminosi D) è rara e avviene quasi sempre per integrazione massiva e prolungata senza controllo medico, non dall'esposizione solare. I sintomi includono nausea, vomito, debolezza, calcificazioni nei tessuti molli e, nei casi gravi, danni renali.

Non ha senso prendere dosi molto alte “per sicurezza” senza aver misurato i propri livelli. Questo è uno degli errori comuni nell'uso dei farmaci e integratori.

Chi dovrebbe integrarla senza aspettare i sintomi

Alcune categorie traggono beneficio dall'integrazione anche senza una diagnosi di carenza:

  • Neonati (soprattutto se allattati al seno)
  • Donne in gravidanza e allattamento
  • Anziani, soprattutto istituzionalizzati
  • Chi non esce mai di casa
  • Chi vive in latitudini nord europee
  • Chi assume farmaci che interferiscono (antiepilettici, cortisonici, antiretrovirali)

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Conclusione

La vitamina D è importante, la sua carenza è diffusa, ma questo non significa che tutti debbano integrarla in modo casuale. Il percorso corretto è: esame del sangue, valutazione del medico, dosaggio appropriato, controllo periodico. Né troppa né troppo poca: come sempre in medicina, la giusta misura fa la differenza.